Jyotish nel pensiero vedico
Questa breve introduzione vuole fornire solo un accenno al complesso e vasto sistema di pensiero ed ai testi attraverso i quali l’astrologia vedica (Jyotish) si è sviluppata. I riferimenti sono assolutamente parziali a fronte della vastità dell’argomento e sommari, dove eventi o datazioni sono ancora oggetto di confronto.
Popoli antichi
Intorno al III millennio a.C. una parte di popoli nomadi Intorno al III millennio a.C. una parte di popoli nomadi indoari dell’Asia centrale si stanziarono a nord del subcontinente Indiano entrando in contatto con la Civiltà della valle dell’Indo (Harappa) nella sua fase di declino. I popoli dell’Indo, le cui origini risalgono al VII millennio a.C., avevano dato vita ad una civiltà avanzata con gli insediamenti di Mohenjo-daro e Harappa e sviluppato forme di religiosità che si fondava sul culto per la Dea Madre e una divinità che potrebbe essere collegata al successivo dio Shiva.
I popoli Arii, portatori della tradizione orale vedica, si integrarono con la civiltà già presente sviluppando ed evolvendo il sistema di pensiero. Quanto il vedismo originario fosse patrimonio dei popoli Arii, come avvenne l’integrazione con la civiltà dell’Indo e i relativi i tempi storici sono, per certi aspetti, ancora oggetto di confronto.
I Veda
I Veda sono una raccolta di testi sacri. Il termine significa “conoscenza”, in quanto si ritiene che i testi contengano il sapere fondamentale circa la causa efficiente e finale dell’esistenza. Vi sono trattati svariati argomenti (cosmogonia, mitologia, astronomia, organizzazione sociale, medicina e altro); nei secoli questi scritti divennero fondamentali per quell’insieme complesso di dottrine e pratiche che possiamo indicare come induiste. Circa la loro origine si crede che siano sempre esistiti; appresi da uomini saggi durante profondi stati meditativi, sono stati accuratamente preservati dalla tradizione orale e raccolti per iscritto intorno al 1500 a.C. I Veda sono chiamati Shruti; ciò che è udito. La raccolta è costituita da quattro testi: Rig Veda; Sama Veda, Yajur Veda e Atharva Veda, ognuno suddiviso in generi: Aranyaka (riti e cerimonie), Brahmana (commentari ai rituali), Samhita (benedizioni, preghiere e mantra) e Upanishad (narrazioni filosofiche e dialoghi).
La scienza dello Jyotisha descritta nei testi vedici considerava prevalentemente lo studio dell’astronomia e dei movimenti astronomici allo scopo di mantenere i calendari e prevedere tempi propizi per i rituali e le attività agricole. Nei testi base dei Veda i riferimenti all’astrologia sono limitati. Il termine graha, che attualmente ha assunto il significato di “pianeta”, in origine era utilizzato per indicare un demone. Il Ṛig Veda menziona il demone Svarbhānu da cui derivano i nomi dei nodi lunari Rāhu e Ketu. Ci sono menzioni di demoni che causano eclissi nell’Atharva Veda e nella Chāndogya Upaniṣad dove Rāhu è descritto come un’entità ombra responsabile delle eclissi. Nello Yajur Veda-Taittiriya Brahmana, si trova il Nakshatra sūkta che enumera le ventisette Nakshatra (le case lunari) e le divinità che le presiedono. L’astrologia trova spazio e sviluppo in forma scritta in testi successivi: i commentari Vedāṅga (membra dei Veda), negli shastra (trattati) e in forma diversa anche negli scritti mitologico-religiosi dei Purāna e nel Mahābhārata.
Scuole Darśana
Le sei scuole ortodosse Darśana che, sulla base di una tradizione antica, si svilupparono tra il periodo del Brahmanesimo (dal IV secolo a.C) e quello dell’Induismo (IV secolo d.C.), hanno trattato e ampliato i sistemi interpretativi del pensiero religioso filosofico legati agli insegnamenti dei Veda. Le scuole Mīmāṃsā e Vedānta sono considerate particolarmente conformi ai Veda, mentre le: Nyāya, Vaiśeṣika, Yoga e Sāṃkhya, pur inserite nella tradizione vedica hanno interpretato i testi secondo una visione evolutiva. Yoga e Sāṃkhya sono le scuole che hanno maggiormente influenzato il pensiero induista. Proprio il Sāṃkhya ha sviluppato la concezione cosmologica dell’universo quale contrapposizione tra l’elemento spirituale (puruṣa) e quello materiale (prakrti), e approfondito i concetti di karma e dharma sul sentiero della liberazione (mokṣa) dal ciclo delle rinascite. Concetti fondamentali anche l’astrologia vedica.
Tradizione orale
Nel corso degli ultimi secoli a.C., i primi testi di astrologia hanno iniziato a riportare in forma scritta le conoscenze di una disciplina orale antica che la tradizione fa risalire all’inizio dei tempi. Alcuni studiosi ritengono che l’astrologia oroscopica praticata nel subcontinente indiano abbia origini remote e indipendenti, coerenti con l’acquisizione delle conoscenze astronomiche legate alla misurazione del tempo. Altri invece tendono a considerare maggiormente gli influssi esterni dovuti al contatto con altri popoli e in particolare il mondo greco.
I Vedāṅga
Vedāṅga (membra dei Veda), è una raccolta di sei testi risalenti al V-IV secolo a.C., che trattano svariati argomenti tra cui l’astrologia:
• Śikṣā: fonetica, fonologia e morfofonologia,
• Kalpa: precetti rituali,
• Vyākaraṇa: linguistica e grammatica,
• Nirukta: etimologia e lessicografia,
• Chandas: prosodia,
• Jyotiṣha: misurazione del tempo, astronomia e astrologia.
Il libro del Vedanga Jyotisha è uno dei primi scritti vedici a trattare in forma complessa l’astronomia per della definizione dei calendari e dei tempi per i rituali. La parte riguardante l’astrologia, probabilmente ampliata in fasi successive, è suddivisa in tre rami:
• Horā: astrologia predittiva (astrologia natale, oroscopica)
• Siddhānta: astronomia matematica (distanze planetarie, movimenti, forze)
• Saṃhita: astrologia mondana (cultura collettiva, comunità e società).
Shastra
Maharishi Bhrigu è considerato uno dei primi maestri dell’astrologia predittiva. L’introduzione al trattato astrologico Bhrigu Samhita attribuisce a lui la compilazione del testo originale. La sua figura risale al mito della creazione, progenitore dell’umanità nato dalla mente di Brahma. Avrebbe scritto il trattato per compassione, affinché l’umanità potesse far fronte alle pressioni della sua esistenza e muoversi verso una natura spirituale. A Maharishi Bhrigu risalirebbe anche una serie numerosissima di oroscopi che costituirono il materiale di ricerche e studi alla base della determinazione dell’astrologia e della qualità del tempo. Probabilmente il testo fu compilato in un lungo periodo temporale da vari shishya, studenti devoti. Secondo la tradizione, il Bhrigu Samhita dovrebbe essere il testo più antico, tuttavia lo scritto originale è andato perduto. Le sue conoscenze sono state riprese nel Brihat Parasara Hora Shastra, compilato per iscritto molto più tardi. Quindi storicamente il testo indiano più antico di astrologia predittiva conservato e tramandato è il Brihat Jataka di Varahamihira (VI sec. d.C. circa).
Intorno al II sec d.C. circa, a testimonianza dell’influenza dell’astrologia greca nel subcontinente indiano, compaiono delle traduzioni dal greco in sanscrito di un testo sull’oroscopia risalente presumibilmente al I sec. d.C. La prima versione (Yavanesvara -150 d.C.) è andata perduta; la sola traduzione pervenuta è il testo Yavanajātaka (270 d.C.) dell’astrologo indiano Sphujidhvaja. Mentre l’astrologia indù considerava un sistema di basato prevalentemente sulle dimore lunari Nakṣatra, già descritte nello Yajur Veda, il contatto con l’astrologia ellenistica portò a fissare i segni zodiacali e luoghi astrologici che iniziano con l’ascendente. Secondo il parere di alcuni studiosi a partire da quel periodo e almeno per i due secoli seguenti, gli astronomi indiani avrebbero acquisito l’astrologia ellenista inserendola nel sistema di pensiero induista. Dei testi scritti di allora non sono rimaste testimonianze, tuttavia, successivamente (VI sec. d.C.) il Pañcasiddhāntikā di Varāhamihira riassunse le teorie delle cinque scuole astronomiche indiane conosciute del sesto secolo.
Varahamihira fu un grande studioso di matematica, astronomia e astrologia del VI secolo d.C. La sua principale opera del 575 d.C. circa è il Pañcasiddhāntikā. Il “Trattato sui Cinque Canoni” che riassume le conoscenze di cinque opere astronomiche anteriori (Surya Siddhanta, Romaka Siddhanta, Paulisa Siddhanta, Vasishtha Siddhanta e Paitamaha Siddhanta). Varahamihira scrisse altri trattati sull’astrologia e l’oroscopia tra cui il Brihat Jataka e il Brihat Samhita. Il Brihat Jataka è considerato una delle opere di maggiore importanza in quanto copre l’ampia e complessa gamma dell’astrologia predittiva. Il Brihat Samhita si distingue invece per essere un’opera in forma enciclopedica (circa 4000 versi sanscriti-sloka) su svariati argomenti: astrologia, movimenti planetari, eclissi, piogge, clima, architettura, crescita delle colture, fabbricazione dei profumi, matrimonio, relazioni domestiche, gemme, perle e rituali e vari altri aspetti.
Età medievale
I principali testi dell’astrologia indiana classica sono le raccolte altomedievali, in particolare: il Bṛihat Parāśara Horāśāstra e il Sārāvalī di Kalyāṇavarma.
Il Brihat Parashara Hora Shastra, è ancora oggi uno dei principali testi di astrologia. Attribuito a Maharṣi Parāśara, accreditato come autore di Vishnu Purana, il testo tratta gli aspetti predittivi (horā) in relazione alle posizioni e movimenti planetari e stellari. Lo scritto, la cui origine non è certa, poggia sia sulla tradizione orale sia su testi precedenti. Jan Gonda, studioso delle religioni dell’Asia, sostiene che dopo il 600 d.C. fu scritto il Purva-khanda, che in seguito sarebbe divenuto noto come Brihat Parashara Hora Shastra. La datazione successiva al VII sec. d.C. apparre corretta in quanto il testo sembra debitore degli scritti, di datazione precedente, che abbiamo da poco menzionato: il Brhajjataka di Varahamihira e lo Yavanajātaka di Sphujidhvaja. Tuttavia, anche il testo originale del Brihat Parashara Hora Shastra è andato perduto. Nel X sec. d.C., l’astrologo vedico Bhaṭṭotpala scrisse che sebbene avesse sentito parlare del Bṛihat Parāśara Horā Śāstra, non aveva mai visto il testo. Questo lascia pensare che lo scritto originale sia stato perduto per diversi secoli. Solo all’inizio del XX sec., ricomparvero dei manoscritti e, sebbene sui questi ritrovamenti qualche astrologo abbia sollevato dei dubbi, il Bṛihat Parāśara Horā Śāstra è divenuto uno dei più importanti testi per la trasmissione dell’astrologia.
Il Saravali è un monumentale testo di astrologia del IX secolo d.C. L’autore di questo classico testo sanscrito, Kalyan Varma, era il re di un luogo chiamato Vyaghrapada, che si ritiene collocabile nel Madhya Pradesh. Il testo tratta il sistema astrologico nel suo complesso e approfondisce aspetti particolari come: i dodici rasi, i luoghi zodiacali e loro signori, i decanati ed altro.
Testi successivi
Potremmo dire che entro il periodo medievale, la scienza astrologica vedica è stata ampiamente sviluppata e documentata con una serie di testi scritti di rilevante importanza. Successivamente, scuole di pensiero e numerosi astrologi hanno approfondito conoscenze specifiche e generato orientamenti particolari.
Sarvartha Chintamani: si ritiene che sia stato scritto da Venkatesh Sarma nel XIII secolo d.C.; è una delle opere astrologiche più importanti in particolare per la descrizione della formazione yoga dei pianeti e dei risultati degli yoga. Tratta gli effetti delle case nella carta natale, fornisce la descrizione dei pianeti, i loro effetti, la durata della vita e la prosperità.
Jataka Parijata di Vaidyanatha: è un’opera di grande livello scritta nel XV sec. d.C. e regolarmente studiata come libro di testo. Tratta l’influenza planetaria sulle case, il sistema Aṣṭakavarga, il calcolo e sui risultati di Kālacakradaśā e diversi altri aspetti.
Phaladeepika di Mantreswara: è un trattato di probabilmente del XVI sec.d.C. Si occupa in modo completo e autorevole di quasi tutti gli aspetti astrologici della vita umana.
Jyotish
La concezione religiosa e filosofica antica fornisce all’astrologia vedica i concetti fondanti. Questa relazione inserisce l’astrologia in un sistema di pensiero complesso e rende lo Jyotish non solo una delle discipline tradizionali dell’induismo ma una componente viva della cultura e della quotidianità indiana. Il pensiero e le diverse discipline dell’induismo indicano una direzione comune, uno stesso percorso per l’esistenza umana ed è per questo che lo Jyotish, ponendosi preminentemente su un piano “spirituale” differisce dal concetto di astrologia comunemente inteso in occidente.
